15 Ottobre 2018
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Le Leggende del Calcio...

LE LEGGENDE DEL CALCIO CAPACCESE (IERI ED OGGI)
Il primo numero di questa rubrica è dedicato al giocatore, per molti versi, "SIMBOLO" del calcio capaccese. A differenza di alcuni suoi conterranei, non ha calcato palcoscenici elitari come quelli della serie A (Alessio,Palo,Romano Enzo)...ma è stato l´unico a riuscire nell´impresa di far piegare letteralmente una città ai suoi piedi e di farsi amare in maniera viscerale. Sto parlando di GIANFRANCO ROMANO. Fortissima mezz´ala sinistra dalla tecnica divina, Romano abbinava alla sua classe una devastante prestanza fisica ed una determinazione in campo ai limiti della cattiveria agonistica, che gli valsero, a Rimini, il soprannome di GUERRIERO DEL CENTROCAMPO. Il primo anno di professionismo lo ha vissuto nella Spal; ma ancora giovanissimo,nel 1974, il Rimini lo opzionò, per volere del mitico ds Rino Cavalcanti. Agli ordini di mr ANTONIO VALENTIN ANGELILLO, Romano riuscì a far innamorare un´intera popolazione e a sostituirsi, nei cuori della gente, ad un´altra fortissima mezz´ala, LORENZETTI,l´anno successivo ceduto al Foggia. L´anno della promozione in B, il Rimini aveva un quadrilatero di centrocampo formato da GUERRINI,BERLINI,DI MAIO e ROMANO....di certo il reparto più forte di tutti i tempi per la formazione biancorossa. Romano siglò un goal importantissimo a Pisa, dove, con una silurata su punizione, punì l´incolpevole estremo difensore toscano Leardi. Romano fu in seguito ceduto al Piacenza, quindi a Forlì, Montevarchi,Cattolica e Vis Pesaro. Un bruttissimo infortunio al ginocchio mise fine anzitempo alla carriera del geniale numero dieci capaccese. Gianfranco ora è a Rimini dove conduce una vita spensierata con la sua famiglia. Prima di chiudere vorrei ricordare una citazione di ARRIGO SACCHI, che, prima di approdare a Parma, nel 1983 allenava il Rimini: " Gianfranco Romano è senza ombra di dubbio uno dei calciatori più forti di tutti i tempi." (P.S...nella foto è il settimo in piedi da sinistra,in una storica formazione della Spal,anno 1972/73).

Fonte: Gaetano Fasolino
LE LEGGENDE DEL CALCIO CAPACCESE (Ieri ed oggi)
Passiamo da leggende del passato ad un calciatore che è ormai di fatto entrato nella storia del calcio pestano e che è agli sgoccioli della sua carriera agonistica. Veste in questi anni la casacca del Capaccio Paestum di cui è anche indiscutibilmente il "CAPITANO" e a 39 anni suonati recita ancora copioni da protagonista nel campionato di promozione. Ma ricostruendo la storia di questo ragazzo dobbiamo partire da quando il giovanissimo Angelo incantava il pubblico locale con giocate che non erano comuni a ragazzini della sua età...un giovane che faceva diventare "oro" ogni pallone che toccava e che si metteva a completa disposizione dei compagni consentendo loro di emergere e far bene. Poi una trafila di esperienze che ha consacrato il talento del forte centrocampista capaccese...tra le più importanti l´Ebolitana e la Paganese in campionati semiprofessionistici...quindi piazze altrettanto importanti come Agropoli e la stessa Capaccio ai tempi della gloriosa US POSEIDON in Eccellenza. Ma la squadra che ha reso "PRINCIPE" il fortissimo CRISCI è stata il Ponticelli...squadra che ha militato per anni nell´Eccellenza partenopea salvo poi scendere ultimamente in Promozione. Di quella compagine Angelo divenne capitano e simbolo assoluto...genio diamantino che ha preso per mano quella realtà vesuviana facendole vivere momenti sportivi di massimo splendore. Racconto un aneddoto in tal senso...un paio d´anni fa passeggiavo sul marciapiede lungo corso Umberto a Napoli e incontrai un ragazzo che mi chiese dove poteva prendere la circumvesuviana. Io ero diretto alla stazione per prendere il treno e così mi offrii di accompagnarlo fino a piazza Garibaldi per mostrargli dove fosse il capolinea della circumvesuviana. Mi spiegò che abitava a Ponticelli così mi venne da chiedergli se conoscesse Angelo...la risposta fu un semplice: "Chi il capitano?, Lui non ha giocato nel Ponticelli...è stato il Ponticelli!!!"
LE LEGGENDE DEL CALCIO CAPACCESE (IERI ED OGGI)
Operiamo un grande salto generazionale e andiamo a presentare il 4^ protagonista della nostra rubrica. Ovviamente non è necessario che ne decanti io le doti di professionalità, serietà, abnegazione e maniacale puntualità nelle attività che intraprende. Calciatore professionista ad altissimi livelli e poi allenatore e viceallenatore in diverse squadre di fama nazionale e internazionale...andiamo a parlare di ANGELO ALESSIO. Nasce il 29/04/1965 a Capaccio il calciatore che più di tutti è restato incompreso nel nostro territorio, fino alla sua definitiva affermazione nel calcio "che conta". Molti addetti ai lavori e grandi "soloni" dell´ambiente calcistico pestano avevano confinato il fuoriclasse nostrano in panchina nella squadra locale (l´allora US POSEIDON)... e ALESSIO poteva mettere in mostra le sue qualità saltuariamente, oppure nelle fila della squadra juniores. Ma la consacrazione e il grande salto di qualità per il talento capaccese avvenne nel 1982 anno in cui il SOLOFRA lo opzionò e si garantì le sue prestazioni.Gioca nelle giovanili del Solofra, esordendo tra i professionisti in Serie A, con l´AVELLINO, nel 1984, con cui vince il Torneo Estivo del 1986 segnando 6 gol (tra cui una doppietta nella finale di Benevento del 19 giugno 1986, il primo gol ed il terzo, quello decisivo nella sfida contro il Bari) che gli fruttano il titolo di vicecapocannoniere della manifestazione.Dopo tre stagioni in biancoverde arriva la chiamata della JUVENTUS. Veste la casacca bianconera dal 1987 (stesso anno in cui entra nel giro della Nazionale B) al 1992, con una parentesi di un anno in prestito al BOLOGNA dove tra l´altro è autore di una doppietta alla Juventus il 6 novembre 1988, nella sconfitta interna per 4-3 della quinta giornata d´andata e della rete vincente nell´incontro Bologna-Pescara (1-0) che sancisce la salvezza dei felsinei, segnando 11 gol.Dopo la parentesi bianconera torna a giocare in provincia, vestendo le maglie di BARI (ancora in Serie A) e poi COSENZA (in Serie B).Sceglie poi l´Avellino, per chiudere la propria carriera (1997), accettando la Serie C1. Segna anche il gol che regala la vittoria ai lupi in rimonta, contro il Palermo, allo stadio Partenio. Aveva già segnato nel turno casalingo del girone eliminatorio della Coppa Italia di Serie C.Chiude la sua carriera a MODENA, sempre in Serie C1, con cui firma un gol in 18 gare di campionato.
In carriera ANGELO ALESSIO può vantare la vittoria di una COPPA ITALIA ed una COPPA UEFA vinte entrambe nell´anno 1989/1990 con la casacca bianconera della JUVENTUS

Fonte: Gaetano Fasolino
LE LEGGENDE DEL CALCIO CAPACCESE (IERI ED OGGI)
VINCENZO(per i capaccesi ENZO)ROMANO è senza ombra di dubbio il calciatore nostrano che più di altri (e per più tempo) ha ricoperto ruoli di prim´ordine in squadre di valore nazionale e internazionale. Fisico statuario e puntualità sui tempi di stacco e d´anticipo ne facevano un marcantonio insuperabile nelle difese in cui ha militato. Un muro insormontabile quello eretto negli anni da questo formidabile esempio di professionalità e serietà calcistica ed umana. Romano arrivò in Irpinia dal Rimini nell´estate del 1978 e fu completamente travolto dall´entusiasmo di una piazza che, per la prima volta nella sua storia, vedeva scritto il suo nome al fianco dei mostri sacri della pelota nazionale.
"I primi giorni del ritiro, l´inizio del campionato, li ricordo ancora come l´evento della mia carriera. Eravamo quasi tutti dei novizi ma con una incredibile voglia di dimostrare a tutta l´Italia di poter essere competitivi anche contro i più grandi. La grande capacità di sacrificarci, spinti dal calore della gente d´Irpinia, fu l´arma che ci consentì di raggiungere risultanti importanti".
Fu proprio lui, nella prima stagione in A, a mettere la firma in calce ad una delle vittorie storiche dei lupi rimaste negli annali del calcio irpino.
"Affrontavamo il Milan campione d´Italia - ricorda Romano - fino a quel momento imbattuto. Il "Partenio" era stracolmo all´inverosimile. Riuscire a tenere i rossoneri sullo 0-0 per noi era già un successo. Poi ci fu una punizione di Mario Piga, perfetto cross al centro dell´area, saltai più in alto di Collovati e Baresi e vidi Alberatosi immobile. Mi vengono ancora i brividi a ricordare ciò che accadde dopo. L´Avellino, piccola squadra di periferia, era riuscita a battere il Milan!"
Dopo due stagioni vissute a buon livello con la maglia biancoverde, Vincenzo Romano fece il grande salto verso la capitale, sponda Roma. "Quell´anno rischiai di vincere lo scudetto. Era l´anno del famoso gol annullato a Turone contro la Juventus. Fu proprio allora che cominciò il duello a distanza tra le due compagini che, tra l´altro, continua ad essere attuale".
Dopo tre anni al Genoa ed un altro a Bologna, in serie B, nell´estate del 1985 Romano fa il suo ritorno ad Avellino. Ancora tre anni alle falde del Partenio, conclusi mestamente con una retrocessione che, a distanza di diciassette anni, brucia ancora.
"Al mio ritorno - continua - trovai un ambiente cambiato. C´era molta attenzione intorno al calcio ma non trovai più quell´entusiasmo dei primi due anni. I tifosi si erano abituati bene, avevano il palato fine e, forse, cominciavano a volere qualcosa in più della "solita" salvezza".
Ed in effetti, proprio nell´anno che precedette l´addio alla A, Romano e compagni arrivarono ad un passo dal sogno della qualificazione in Coppa Uefa. "C´era Vinicio in panchina e disputammo un campionato ad altissimi livelli. Alla fine ottenemmo 30 punti che, purtroppo, non bastarono per centrare un obiettivo storico".
La stagione successiva, quella che avrebbe dovuto segnare il definitivo assestamento dell´Avellino nei piani alti della classifica, invece, qualcosa s´inceppò. Un girone d´andata disastroso e, nonostante il gran recupero del ritorno, la favola dei lupi s´interruppe.
" Eppure c´erano tutte le condizioni per far bene. Due sole retrocessioni, l´Empoli penalizzato, pensavamo tutti che per il discorso salvezza non ci sarebbero stati problemi. Invece accadde qualcosa di strano. Quella retrocessione mi ha sempre lasciato molti dubbi. In parte - racconta Romano - fummo penalizzati dalle vicende personali del nostro presidente. La società non era più così solida ma, comunque, demmo l´anima pur di recuperare il terreno perduto in avvio di stagione e ci stavamo quasi riuscendo. Ci fu qualche episodio rocambolesco: mi convinsi che forse stessimo scomodi a qualcuno".
Attualmente Vincenzo Romano vive a Rimini dove gestisce, insieme al fratello, alcune palestre che gli tornano utili anche per tenersi in forma. Ogni primavera è tra i primi ad iscriversi al campionato "master" riservato agli ex calciatori. Inutile dire con quale squadra. "Quel torneo è l´occasione per tornare ad indossare la maglia verde e per ritrovare il gruppo storico. Mi sento spesso con Beruatto, Boscolo, Alessio ed almeno una volta all´anno ci ritroviamo per una sana rimpatriata. La forza del gruppo: ecco l´altro segreto per vincere".
Nel calcio degli anni ´80, Vincenzo Romano è stato, per certi versi, un precursore in fatto di mondanità. La sua relazione con Ambra Orfei fu una delle prime love story tra un calciatore ed una donna del mondo dello spettacolo.
"Effettivamente oggi mi sembra che questa sia diventata una prassi. Ai miei tempi era diverso. Stando con Ambra mi capitò di frequentare spesso gli ambienti dello spettacolo però non c´era questa forte sinergia che c´è oggi con il mondo dello sport. Voglio sperare, comunque, che alla base delle coppie che si formano ci sia almeno un po´ d´amore: sarebbe estremamente triste se non fosse così".

Fonte: Gaetano Fasolino e agendaonline.it
LE LEGGENDE DEL CALCIO CAPACCESE (IERI ED OGGI)
Francesco Palo, o come si è più abituati a chiamarlo a Capaccio, FRANCO PALO, comincia a far parlare di sé ancora giovanissimo. Attaccante fortissimo con il vizio del goal, a 14 anni PALO gioca negli allievi regionali di una Calpazio che , allenata da SALVATORE APADULA, vince il campionato e arruola tra le sue fila calciatori (oltre allo stesso Franco) come MARINO (anch´egli con esordi in serie A) e il mio collega redattore PIETRO SABIA. Il grande LUCIANONE MOGGI subito mette gli occhi su questo validissimo centravanti e fa di tutto per portarlo a giocare sotto la Mole...ma il Napoli non perde tempo e, dopo avr visto giocare PALO in amichevole, fa suo il cartellino del capaccese. A 15 anni Palo gioca negli allievi B del Napoli ed il suo allenatore è FAUSTINO CANE´.L´anno successivo consacrazione nella Primavera del Napoli con 15 goal (Palo era il giocatore più giovane).Il secondo anno gioca ancora nella Primavera partenopea e, sotto la guida di MARIOLINO CORSO, segna altre 10 reti. A 18 anni Palo parte in ritiro con il Napoli a Bressanone e gioca in quell´estate un torneo(che ha vinto), segnando 6 reti e vincendo il titolo di capocannoniere e miglior attaccante e confrontandosi con giocatori del calibro di ALDO SERENA e BEPPE GALDERISI. Lo stesso anno, PALO, prende la squadra Primavera per mano e con 20 realizzazioni in campionato (38 in tutto quell´anno) fa vincere al Napoli l´unico campionato italiano nella storia della giovanile. La finale quell´anno il Napoli la gioca contro il Torino (1-0 per i campani) che annoverava tra le sue fila 7/11esimi dei calciatori della prima squadra. A 19 anni PALO viene chiamato per il servizio militare e il Napoli lo cede in prestito al MARSALA, allenato da PAOLO SPECCHIA. L´anno successivo PALO rientra dal prestito e condivide ,in prima squadra, lo spogliatoio con un certo RUDY KROL. Esordio in serie a il 10 Maggio 1981 COMO-NAPOLI= 0-1 e ad andare a segno, udite udite, è proprio il nostro FRANCO PALO. La partita seguente è Napoli-Juventus...incontro proibitivo per la marcatura asfissiante di GENTILE e resa tragica da un´entrataccia dell´attuale ct della nazionale CESARE PRANDELLI che provoca un grave infortunio a PALO. A 21 anni è in prestito al PIACENZA (C1) ma salta l´intera stagione per l´operazione al ginocchio. A 22 anni vince la C2 con il FOLIGNO e poi per tre anni si trasferisce a CIVITAVECCHIA dove milita in C2. Ancora un anno a NOLA, sempre in C2 e sul finire POTENZA (SERIE D) e PONTECAGNANO(PROMOZIONE). Palo si ritira dal calcio giocato a 29 anni perchè ancora dolorante al ginocchio operato. Recentemente è stato ds della BATTIPAGLIESE per ben 5 anni e con l´allenatore SANTOSUOSSO ha anche ottenuto una promozione dall´eccellenza alla serie D.

Fonte: Gaetano Fasolino

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