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SALVATORE CARMANDO...SI RACCONTA.

13-03-2013 16:04 - News Generiche
SALERNO-Chiedi chi è Salvatore Carmando e ti risponderanno a Padova ma anche a Catania. Perché lo sport unisce con la popolarità di chi è stata un´umile bandiera, non importa di quale colore essa sia stata, che ne accresce a dismisura la conoscenza.Un´immortalità sportiva che diventa ancora più grande e duratura quanto più schivo è lo stesso personaggio, consapevole che, alla resa dei conti, ha fatto fino in fondo il proprio dovere. Eppure Carmando non è stato un attaccante che gonfiavale reti e nemmeno un portiere che parava i rigori, con la sua popolarità che è pari ad apprezzati bomber di razza, con il suo nome che puoi sentirlo scandito dai vari dialetti dello Stivale.Come un semplice masseur, di una stirpe salernitana che ha avuto nel capostipite Angelo una discendenza d´apprezzati fisioterapisti salernitani, resta un mistero del calcio e dello sport. Un mistero che nemmeno lo stesso Salvatore riesce a farti districare, annullando ogni volontà di scavare e ricercare con una semplice considerazione che, in quanto tale, non rende scampo e fa comprendere fino in fondo del perché questa popolarità. "Perché ho sempre fatto il mio dovere, ho curato tutti i giocatori in egual misura. - afferma - Con ugual impegno e tranquillità, senza una parola fuori posto ma conuna in più con tutti. Ero il confidente di tutti e c´ero sempre quando avevano bisogno".

Carmando, 37 anni nel calcio ancora non sono bastati?

"Ho iniziato nella lontana stagione 1973/74, arrivando direttamente dalle giovanili e iniziando un´avventura che mantengo ancora viva dentro, che mi ha dato tanta gioia e soddisfazione dal punto di vista professionale".

L´azzurro del Napoli, il calore della gente e la continua rincorsa ad un sogno.

"Che ricordo sfiorammo subito. C´era Vinicio allora come allenatore che avviava un ciclo ed una ricorsa verso un sogno. Si, sfiorammo la conquista dello scudetto due volte in quegli anni, con un´occasione che ci fu tolta da quel gol di Altafini. ´Core ´ngrato´ lo chiamarono, ma fece davvero male quella rete, che ci relegò al secondo posto finale, con il sogno che fu riposto nel cassetto".

Era quello il Napoli del presidente Ferlaino.

"Era il Napoli di Vinicio, della sua metodologia d´allenamento con gli stessi che diventavano sempre più continui e duri. Ma era un gran calcio la domenica, molto passionale che travolgeva e coinvolgeva tutto e tutti. E´ stato un peccato che quel Napoli non abbia vinto nulla con mister Vinicio che s´impegnava moltissimo durante la settimana. Perché amava la terra di Napoli, i napoletani e avrebbe voluto regalare loro delle grandi soddisfazioni. In quel periodo s´iniziava ad allenarsi anche la mattina per almeno due ore".

Dei suoi 37 anni come masseur del Napoli cosa le è restato?
"Tanto, molto. Sento ancora l´affetto della gente di Napoli ogni volta che vi ritorno. Ma è qualcosa di ricambiato da parte mia. Amo Napoli e la città e sono orgoglioso dei tifosi azzurri, quelli veri. Fanno sentire fino in fondo il loro amore per la squadra. In campo sono davvero l´uomo in più, lo sentivo quando andavo in panchina figurarsi un qualsiasi giocatore sul terreno da gioco. Dispiace quando sento delle critiche gratuite nei loro confronti".

Ritiene che tutte le critiche siano strumentalizzate?

"Non voglio affermare questo ma non è giusto che siano trattati male. Dovrebbero vedere di cosa sono capaci di fare i tifosi del Napoli per la loro squadra, li ho visti anche piangere. No, bisogna avere rispetto della gente e, se possibile, conoscerla come la conosco io".

Due scudetti con il Napoli, con la squadra che finalmente riuscì ad arrivare alla vetta del calcio italiano.

"Due successi bellissimi; è stata una gioia immensa per tutti i tifosi napoletani".

Due tricolori griffati anche dal genio calcistico di Maradona.

"E´ stato un grande, il più grande. Ho visto fargli fare cose incredibili, impossibili da ripetere. E´ logico che a Napoli ancora lo amino tanto. E´ un amore ricambiato, profondo, sviscerale che non finirà mai".

Come la stessa amicizia che a distanza d´anni continua a legarvi.

"E´ un rapporto intenso anche questo. Quando è tornato recentemente a Napoli mi ha chiamato appena che è sceso dall´aereo. Ci siamo ritrovati tutti assieme a ricordare i bei tempi e a rinnovare la nostra amicizia. Lo ripeto, è stato
senz´altro il più forte calciatore, ma è stato soprattutto un grande uomo oltre che calciatore".

Maradona, comunque si fidava soltanto di Lei per i suoi muscoli. Per due volte lo ha accompagnato ai Mondiali.

"E sono stato anche Campione del Mondo nel 1986. E´ stata una grande esperienza, anche professionale, oltre quella di aver goduto della fiducia di un estro calcistico del genere".

Crede che sia già nato un altro Maradona?

"No, forse fra cento anni. Anzi, potrebbe ridursi il tempo d´attesa con il figlio di Maradona, Diego Fernando. Ma ora non vi è nessuno al suo pari, questi sono campioni che non nascono così spesso".

La sua gioia più bella?

"Quando sono stato convocato nella nazionale italiana. Con Massimo Della Casa, ma anche con il compianto professor Vecchiet, riuscimmo a creare un bel team sanitario. Un gruppo di lavoro affiatato, in cui c´era gran rispetto fra
noi. Ma c´è anche quella del ritorno in serie A dopo il fallimento del Napoli".

L´amarezza più grande della sua carriera?

"E´ un giorno che non dimenticherò facilmente: il fallimento del Napoli. Fu una grande amarezza perché sparivano di colpo tutte le gioie precedenti. Una storia che era cancellata. Ma non c´era tempo per piangersi addosso, si doveva
ripartire immediatamente. Infatti, mi misi subito a disposizione per la ricostruzione".

Ricorda qualche aneddoto di quegli anni, qualche scherzo?

"Quello che mi viene in mente è quanto organizzarono Di Fusco e Taglialatela una sera in ritiro ai miei danni. Il terremoto era ancora vivo e quei due, una sera, non esitarono a nascondersi sotto il mio letto. Il tempo di addormentarmi che subito misero in atto il loro piano. Lo spavento non fu di poco conto da parte mia".

Il Napoli le ha detto grazie per i tanti anni d´attività al suo servizio

"Si. Ma mi hanno dato di più i tifosi ed il popolo di Napoli".

Ha iniziato come massaggiatore del Napoli con Juliano giocatore ed ha terminato la carriera con Juliano dirigente: un caso?

"Casi della vita, anche se particolari. Antonio Juliano è stato un vero simbolo per il Napoli. Un grande uomo anche lui oltre che calciatore. Era lui il vero leader dello spogliatoio e si vedeva anche in campo. Peccato che non abbia vinto quanto realmente meritasse".

Segue ancora le vicende del Napoli?

"Certo, non ho certo dimenticato la squadra che mi ha dato tanto nel mondo del calcio".

Ha seguito l´ultimo Napoli-Juventus?

"Si, ho assistito alla gara in televisione".


Fonte: antonio roma...agropolilive.com

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